Il Potere del Se

Cerca nel sito
-

Vai ai contenuti

Menu principale:


Vissuti di diversità in adolescenza

Articoli > Adolescenza

Vissuti di diversità in adolescenza

A cura di Luigi Frezza
Psicologo


L'adolescenza è una fase critica dello sviluppo dell'essere umano (che va dagli 11 ai 18-20 anni), caratterizzata da aspetti di continuità dei comportamenti ed esperienze dell'infanzia e da rapidi mutamenti riguardo lo sviluppo fisico, intellettuale, affettivo e sociale. Lo stesso termine "adolescenza", dal verbo latino adolescere, ovvero "crescere", "progredire", indica un processo di cambiamento, che coinvolge la persona sostanzialmente a due macrolivelli strettamente connessi tra di loro. Il primo è quello della relazione con il proprio corpo, in quanto l'immagine che l'adolescente ha di sé necessita di una significativa ristrutturazione a seguito delle modifiche somatiche dovute alla maturazione sessuale: emergono nuovi bisogni che danno all'adolescente una nuova definizione al suo dasein, al suo "essere nel mondo".
Il secondo macrolivello è quello dell'autonomia psicologica, dell'emancipazione dal controllo genitoriale, con conseguente sviluppo di un proprio sistema di valori, più aderente con la propria storia personale e con il proprio sentire.
In entrambi i casi, l'adolescente si trova da una parte a dover costruire una nuova immagine di sé, contenente elementi nuovi sotto tutti i punti di vista (somatico, emotivo, cognitivo, sociale), dall'altra a gestire il disagio della perdita dell'autoimmagine precedente, collegata a un periodo della loro storia personale, quello dell'infanzia e della fanciullezza, ormai passato. Diversi autori, primo fra tutti Erikson (1968), hanno sottolineato come il compito evolutivo fondamentale dell'adolescenza sia la ricerca dell'identità, o meglio, della consapevolezza della propria identità. Tale ricerca ha senso solo se l'individuo sperimenta di essere differenziato dall'Altro, dove per "Altro" intendo l'insieme dei contesti socio-relazionali significativi che, nel passato, si sono presi cura della persona. In altre parole, l'adolescente, nella scoperta della propria identità, deve allontanarsi emotivamente dal sistema di valori che lo ha accolto durante la fanciullezza e che apparteneva a tutti coloro che nei suoi confronti hanno assunto un ruolo da caregiver.
Per ritornare al titolo di questo articolo, credo però che vivere la differenziazione voglia dire anche vivere la diversità dall'Altro, il senso di estraneità, di separazione e di frustrazione perché, in ultima analisi, questo Altro rimarrà sempre inconoscibile e incomprensibile, così come lo siamo noi nei suoi confronti. Ecco quindi che l'esperienza della diversità si insinua nel processo di crescita e maturazione dell'adolescente, andando a coprire più livelli. I ragazzi possono iniziare a sentirsi diversi dalle loro famiglie, dai loro insegnanti, dal loro gruppo di amici, perché non si riconoscono più in alcuni aspetti fondamentali: da questo punto in poi inizia la ricerca di un contesto nuovo, in cui fare esperienze altre da quelle che finora hanno vissuto, per poter così saggiare le caratteristiche del loro cambiamento psicofisico. Gli adolescenti scoprono nuovi modo di vivere l'erotismo, possono aprirsi a nuove esperienze culturali e artistiche, possono sperimentare nuove modalità di relazionarsi con i loro pari. La complessità e le mille sfaccettature della società iniziano a essere maggiormente intelligibili, e anzi possono destare curiosità e desiderio di approfondimento.
A fare da contrappeso al senso di diversità è la ricerca di omologazione - nel taglio di capelli, nel modo di vestirsi, nella musica da ascoltare, nelle esperienza da vivere - come se la fuga dai valori sociali della famiglia, un tempo accettati in maniera incondizionata perché "lo dicono mamma e papà" portasse in realtà, e ancora una volta, all'adozione acritica di altri valori. Per dirla in termini psicodinamici, cambiano gli oggetti dell'investimento energetico, ma le modalità di agire tale investimento rimangono le stesse. Un adolescente appare alla continua ricerca di valori alternativi, almeno in parte, ai riferimenti del suo passato, quasi nel tentativo di colmare il vuoto lasciato da questi ultimi. Un vuoto incolmabile, però, perché ogni esperienza vissuta rimane unica e insostituibile, andando a sommarsi (e, se siamo fortunati, a integrarsi) con le altre, costituendo il nostro Sé. Credo che un aspetto fondamentale della cosiddetta crisi adolescenziale si esplichi proprio nel tentativo fallimentare e necessario di rinnegare il passato e tagliare i ponti con l'ambiente di origine: fallimentare perché irrealistico, necessario perché unico mezzo che gli i ragazzi hanno per fare esperienza e giungere a questa conclusione.
La diversità degli adolescenti viene spesso sottolineata dall'adulto: "Non ti riconosco più", "Come hai fatto a diventare così?", "Era meglio quando eri più piccolo/piccola", sono frasi che indicano una difficoltà ad accettare la nuova condizione esistenziale del ragazzo o della ragazza.
Sono frasi che l'adulto può esprimere perché esasperato da certi atteggiamenti (tentativi di indipendenza degli adolescenti sono spesso accompagnati da manifestazioni rabbiose e ribelli, da comportamenti provocatori nei confronti delle figure significative), ma non solo: esse spesso indicano il disagio nel vedere il cambiamento e la maturazione di una persona che prima era un bambino o un fanciullo, con bisogni e necessità diversi da quelli che ha adesso. Il senso di frustrazione e inadeguatezza di un padre, di una madre, di un insegnante, nell'avere a che fare con un individuo che appare diverso fisicamente, emotivamente e cognitivamente, può divenire fonte di disagio sia per il giovane, che può sentirsi rifiutato, sia per l'adulto stesso, che nella relazione con il ragazzo o la ragazza è sollecitato a prendere contatto con parti di sé che necessitano ancora un'adeguata e sana integrazione. La paura della diversità, concetto trattato ampiamente in questo dossier, può rivelarsi pertinente anche in questo caso, poiché un adolescente può essere ritenuto "pericoloso" dall'adulto, nella misura in cui il primo cerca di mettere alla prova, criticare e confutare i valori che il secondo ha cercato di trasmettergli, ritenendoli rilevanti in termini educativi.
Osservare l'adolescenza attraverso un'ottica di estraneità, isolamento e diversità, può fornire ulteriori e utili spunti di riflessione nel comprendere il senso dei comportamenti e dei vissuti sia dei giovani, che vivono sulla propria pelle un passaggio maturativo così fondamentale, sia degli adulti che con loro entrano in relazione.

Riferimenti bibliografici:
Erikson, E. H. (1968), Identità: Youth and Crisis. Stockbridge, MA: Austin Rigss Center Monograph, n. 7.


Home Page | Chi siamo | Articoli | Rivista | Eventi | Gruppi di crescita personale | Contatti | Link | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu