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"Una riforma della scuola"
scritto da Ivo capezzone


Sento il bisogno come insegnante che lavora nella scuola da più di venti anni, come counselor e insegnante di Yoga impegnato in un percorso di ricerca della verità, nel miglioramento delle relazioni e della qualità della vita, di dire la mia su alcuni “servizi” messi a disposizione dal Ministero della Pubblica Istruzione alle famiglie degli studenti e pubblicizzati alla radio e alla televisione: Il servizio “Scuola mia” offre ai genitori di studenti iscritti ad istituti scolastici che hanno aderito all’iniziativa e che ne fanno richiesta, la possibilità di collegarsi al sistema informatico Argo. Tale sistema permette di consultare on line i voti e le assenze dei ragazzi e di ricevere la pagella di fine trimestre a casa, entrando nel sistema con una login e una password che garantisce la privacy.
Senza entrare nel merito di come il Ministero abbia fatto partire l’iniziativa senza consultare la base e i sindacati, vorrei esprimere i miei dubbi sull’impatto che questo servizio potrebbe avere sui rapporti fra l’istituzione scolastica e i ragazzi e sul messaggio che porta con sé.
Premesso che la scuola in Italia è in crisi per molteplici motivi, legati sia alla crisi di valori della società moderna che all’incapacità di proporre un modello d’istruzione che possa intercettare l’interesse dei ragazzi in un mondo in cui le informazioni sono reperibili velocemente e a basso costo, ritengo che il valore aggiunto su cui l’istruzione pubblica dovrebbe puntare sia quello delle relazioni umane.Saper creare all’interno degli istituti scolastici uno spazio di accoglienza che possa far sentire i ragazzi parte integrante dell’istituzione, puntare su una scuola dove i ragazzi si possano sentire i costruttori del loro futuro e non coloro che subiscono imposizioni senza comprenderne i motivi, orientare insomma i comportamenti dei ragazzi verso la responsabilizzazione e l’autonomia per farne cittadini consapevoli e capaci di scegliere, dovrebbero essere gli obbiettivi di una scuola che sia una risorsa, serbatoio, quindi, delle potenzialità della Società, non settore a cui tagliare fondi perché considerato “non produttivo”, luogo di formazione e di crescita per tutti i ragazzi di qualunque ceto sociale, non parcheggio per giovani che non trovano lavoro e non hanno i mezzi per le scuole di “qualità”.
Il servizio denominato “Scuola mia” fornito dalla P.I. va nella direzione opposta a questo modello di Scuola. Fornisce infatti uno strumento di controllo nelle mani dei genitori che produce come effetto l’ulteriore allontanamento del mondo dei ragazzi da quello degli adulti. Gli studenti percepiscono il servizio come minaccioso e lesivo della loro autonomia. Potrebbero sentire, per esempio, che un brutto voto che avrebbero potuto gestire e recuperare con responsabilità, potrà diventare motivo di vergogna o addirittura di punizione. Viene quindi minato il clima di fiducia che dovrebbe esserci in famiglia, prima che nella scuola, ottenendo l’effetto di aumentare ancora di più le distanze fra alunni e professori, fra figli e genitori. Un sistema educativo che si rispetti dovrebbe invece puntare sulla crescita della responsabilità e dell’autonomia dei giovani e non sul loro controllo che non può che avere soltanto effetti negativi sulle relazioni e sulle personalità.
Carl R. Rogers nel suo testo
“La terapia centrata sul cliente” dice: “Gran parte dell’istruzione di oggi appare funzionare sulla base dell’assunzione: ‘non ci si può fidare dello studente’. All’insegnante spetta quindi di provvedere alle motivazioni, alle informazioni, alle prove d’esame consistenti in domande scritte, interrogazioni orali e test di profitto standardizzati. E’ comunque sempre l’insegnante che indirizza lo studente a svolgere le attività necessarie.
Un approccio diverso potrebbe partire dall’assunzione: ‘Ci si può fidare dello studente’. Si può fare affidamento sul suo desiderio di imparare tutto ciò che lo migliora; si può contare sul fatto che egli utilizza le risorse utili a tale scopo; si può contare sulle sue capacità di valutare se stesso; si può prevedere la sua crescita personale qualora gli si fornisca il clima favorevole a quella crescita.
Se si riconosce che un corso d’insegnamento ben riuscito è l’inizio e non la conclusione di un processo di apprendimento e se si ha fiducia nella capacità dello studente di valutare i propri progressi, si potrà creare un apprendimento che sarà significativo a livello personale e aumenterà lo sviluppo dello studente oltre a migliorare le conoscenze in un determinato campo del sapere”.
E’ verso questo tipo di istruzione che nel terzo millennio dovrebbe essere orientata la scuola, anche guardando verso i modelli indicati dai Paesi del Nord Europa (Svezia, Finlandia, Danimarca, …) all’avanguardia per i risultati e che mettono al centro dell’apprendimento lo studente con i suoi bisogni di crescita personale.
In aderenza con il pensiero di C. Rogers sull’apprendimento, e basandomi sulla mia esperienza di insegnante posso affermare che senza la fiducia agli studenti, senza una comunicazione e un linguaggio che faccia sentire i ragazzi a proprio agio nello stare in classe, in piena libertà di esprimersi all’interno di regole condivise e non soltanto imposte, scaturite dal rispetto reciproco e dal piacere di comunicare, acquisite attraverso l’esempio e la coerenza nei comportamenti degli adulti, la scuola è destinata a fallire i suoi intenti di formazione e di sviluppo dell’essere umano. Le manifestazioni di maleducazione e/o di insofferenza, la mancanza di rispetto delle regole, i gesti vandalici a cui spesso assistiamo quotidianamente non sono altro che un sintomo di intolleranza e di scarso coinvolgimento nel percorso scolastico vissuto, dalla maggior parte degli studenti, come qualcosa che non hanno scelto consapevolmente, ma solo come alternativa al nulla che offre questa società non orientata verso i loro bisogni di accoglienza, comprensione e coinvolgimento.
La risposta della Scuola dovrebbe manifestarsi col prestare attenzione a questi bisogni attraverso strumenti di maggior elasticità dei percorsi formativi, di miglior competenza del personale docente nella gestione delle dinamiche di gruppo e nella soddisfazione del desiderio di apprendimento dei singoli, fornendo loro il clima favorevole alla
crescita personale, soprattutto attraverso l’esperienza delle classi aperte e l’ individuazione di metodologie innovative di insegnamento.
Tutto ciò andrebbe visto all’interno di un ciclo evolutivo di interazione fra docente e studenti che richiede risposte adeguate ad ogni situazione del gruppo classe e che non possono rientrare all’interno di rigidi schemi di riferimento che sembrano diventare sempre più presenti al susseguirsi delle riforme scolastiche che sistematicamente vengono presentate dai vari governi come panacee per la “salvezza della scuola”.
Il senso di una buona riforma dovrebbe tener conto delle esperienze dei paesi più evoluti in campo educativo e dell’esperienza dei docenti impegnati sul “campo”, e non puntare solo a tagli indifferenziati e a restrizioni che limitano il margine di azione degli insegnanti e gli orizzonti dei ragazzi.
Se non si persegue l’obbiettivo di rendere la scuola più “interessante” per i ragazzi, luogo dove poter crescere con l’apprendimento attraverso l’esercizio del libero pensiero, non sarà possibile creare una scuola che formi i cittadini di domani.
Viene spontaneo allora chiedersi: il registro elettronico poteva essere progettato in modo diverso, come strumento per agevolare le famiglie e non per controllare i ragazzi? Forse vale la pena provare a migliorarlo consultando anche esperti di psicologia dell’età evolutiva.

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