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Il viaggio di Ulisse
A cura di Caterina Lauria
Psicologa psicoterapeuta
Molti sono stati gli studi femministi riguardo al sesso e ai generi sessuali, che hanno fatto avanzare le nostre conoscenze sui ruoli femminili, poco si è scritto e si sa sui culti e i codici della virilità. Judith Shapiro ha fatto notare parlando della fiorente letteratura femminista in antropologia, che l'attenzione è sulle donne; le dimensioni sociali e culturali del maschile vengono spesso trattate in maniera implicita, piuttosto che esplicita.
Dalle ricerche fatte su diverse culture è possibile comprendere cosa significa essere un vero uomo e quali comportamenti sono considerati come virili.
Essere uomo a Creta, come in Andalusia significa agire in modo pragmatico e attivo, significa avere una parte nella rappresentazione pubblica e nella realizzazione di imprese concrete e visibili. Questa modalità dell'agire pubblico non ha nulla a che fare con la sicurezza e i piaceri della vita domestica o con l'introspezione. Anzi quest'ultimi vengono associati all'insicurezza, all'esitazione e al comportamento infantile; in breve alla passività. Non è un vero uomo, un uomo che mostra tendenze regressive, che rimane pudicamente a casa, evitando le sfide e le occasioni della vita. Anche gli antichi greci stimavano grandemente una virilità estroversa, amante del rischio e votata all'azione. L'odissea costituisce un paradigma per questo genere di maschilità altamente drammatizzata, in cui i risultati pratici non sono distinti da una prospettiva morale. Il suo eroe si mette in viaggio grazie alla forza fisica e ad astuti stratagemmi, con mezzi leciti e illeciti. Dopo innumerevoli incontri con i pericoli e i mostri di questo mondo, nell'atto finale, egli ritorna trionfante a casa per soccorrere la moglie e i congiunti, dando cosi prova di essere davvero il supremo ed eroico maschio greco. L'epica omerica esprime letteralmente la forza di questa virilità mediterranea, irrequieta, pragmatica e al servizio della comunità. L'uomo deve avere un atteggiamento coraggioso e stoico di fronte a qualsiasi tipo di minaccia, soprattutto deve difendere il proprio onore e quello della propria famiglia. Un vero uomo non sopporta alcuna mancanza di rispetto nei confronti propri, ancora più importante dei sui familiari e parenti. Nel Marocco orientale, i veri uomini sono coloro che si dimostrano sempre pronti a difendere le proprie famiglie da qualsiasi minaccia: coloro che si uniscono in difesa delle proprie case e della propria identità collettiva. Lo stesso Ulisse ha come fine ultimo non la mera e vanagloriosa esecuzione di imprese eccellenti, i sui atti eroici e il suo viaggio servono a un più alto scopo: salvare la moglie e il figlio dai nemici. Nella cultura mediterranea la virilità è il premio che viene assegnato all'uomo-che protegge efficacemente la rete dei propri legami primordiali, a colui che è il guardiano delle barriere protettive, morali e materiali, della società.
Freud ci spiega che il superamento del complesso di Edipo porta il bambino a identificarsi con il padre. Sviluppando un forte legame emotivo nei sui confronti, si sforza di essere come lui e lo interiorizza, a livello di credenze valori,interessi e atteggiamenti. Una importante conseguenza di questo processo di identificazione è l'acquisizione di comportamenti appropriati al proprio sesso. Tutto questo avviene se la madre lascia andare il figlio verso il padre e il padre lo accoglie e gli permette di fare l'uomo con lui. Questo è il primo passaggio per diventare uomo. Non è uomo chi rimane a casa con la madre e non si assume le responsabilità di un vero uomo, che secondo le diverse culture vanno dal provvedere al sostentamento della famiglia alla cura, e alla protezione della stessa. Ancora un vero uomo deve comportarsi da uomo, avere una vita pubblica fare baldorie con gli altri uomini, conquistare le ragazze, la timidezza sessuale in alcune culture è considerata come qualcosa di molto grave se non tragica in un uomo. In Andalusia sono convinti che un vero uomo debba far crollare il muro della resistenza femminile che separa i due sessi: altrimenti Dio non voglia, non si sposerà mai e non avrà eredi. Molto importante per l'uomo è il lavoro è lui che deve provvedere al sostentamento della sua famiglia, non è uomo chi si fa mantenere e non lavora. Tutti questi aspetti portano l'uomo a realizzarsi nella sua dimensione maschile di vero uomo.
Elisabeth Marshall Thomas narra la storia di un ragazzo Dodoth (tribù dell'Uganda) che si rifiutava di crescere: un Peter Pan africano. Egli non si occupava dei sui compiti di maschio adulto, tra i quali vi è quello di prendere parte alle rischiose scorrerie a caccia di bestiame. Fintanto che si rifiutava di partecipare, i sui compagni lo trattavano come un reietto e mettevano in dubbio la sua virilità. Alla fine , non potendo più sopportare la situazione, si fece coraggio e si mise alla ricerca di bestiame da rubare. Dopo varie avventure e contrattempi, riuscì ad uccidere un nemico e a entrare cosi in possesso di un grosso bue. Pieno di orgoglio, squartò immediatamente la sua preziosa preda e ne fece dono alla tribù. Secondo quanto Thomas ci racconta, prima di questo strepitoso successo, agli occhi della sua gente egli era un semplice bambino, dopo, avendo procurato carne da mangiare, a giudizio di tutti divenne un uomo e come tale venne trattato. Gli venne concesso di sposarsi e di crearsi una famiglia. Il tema dominante di questi riti di passaggio è costituito da un cambiamento che riguarda lo status e l'identità: il ragazzo <muore> e <rinasce> come uomo. Forse non esistono più come prima i riti di passaggio che segnano il passaggio tra la dimensione infantile a quella adulta ma sicuramente l'uomo di oggi prima di diventare uomo deve lasciare andare la dimensione infantile e accogliere la dimensione maschile adulta fatta di maggiori responsabilità ma anche di un potere che solo un uomo e non un bambino detiene.
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