Il Potere del Se

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Grazie, per avermi spezzato il cuore...

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Grazie, per avermi spezzato il cuore…
Di Francesca Casciano
Psicologa



Se uno degli scopi principali di questa rivista è darvi qualche spunto di riflessione, qualche informazione, che possa favorire la conoscenza e la consapevolezza di sé (ma anche un semplice e meno trascendentale ah!questo non lo sapevo!), così da accrescere il proprio potere personale (il Potere del Sé, appunto),allora non poteva mancare uno spazio per tutti quelli che una coppia reale non ce l'hanno più , ma continuano a sentirsi legati, o meglio "attaccati" all'altro, poiché questo ci toglie davvero molto, molto potere. Come premessa volevo solo chiarire che il mio intento non è generalizzare fornendo un ricettario per superare le pene d'amore (ne trovate a bizzeffe scritti da illustri colleghi che ne sanno più di me, anche se nella realtà poi ognuno trova da sé la ricetta giusta)e neanche semplificare o banalizzare uno dei dolori più profondi che si possano provare (che chissà perché ispira da sempre opere d'arte, musica e poesie meravigliose!). Per questo prendete con la giusta misura ciò che leggerete, e con questo intendo rispettando quello che è il vostro momento e la vostra possibilità interna di capire, non abbiate fretta, nelle pene d'amore l'unica cura che funziona è la "cura del tempo". Ma facciamo un passo alla volta. "Quando il cuore si spezza lo fa in assoluto silenzio..tu arrivi a desiderare un suono che ti distragga dal dolore. Se rumore c'è, è interno". Per non sentire il rumore che il nostro cuore fa quando si spezza ci buttiamo a capofitto in tutto ciò che è fuori di noi. Tutto va bene, l'importante è non pensare, o meglio non sentire. Sarebbe anche fin troppo semplice dire che nella nostra stressante vita moderna non c'è tempo per il dolore, e forse è così; ma all'inizio l'unica cosa che potete fare davvero è FERMARVI, e concedervi un periodo di tempo per vivere quella che in psicologia viene chiamata l'Elaborazione del Lutto. Attenzione! Questo non significa chiudersi in casa a piangere disperatamente (anche se in alcuni momenti farlo vi farà molto bene),ma significa iniziare a creare dentro di sé una piccola "area protetta" dove un "altro voi" si prende cura del "povero voi" che sta soffrendo. Mentre all'esterno la vostra vita continua, all'interno il vostro tempo scorre secondo i vostri bisogni. In psicologia, è largamente accettata l'idea che il processo di separazione dal partner corrisponda sostanzialmente al processo che si vive quando la persona amata muore. C'è una "sottile" differenza, però: nel caso vi abbia lasciati, senza essere morto, ha liberamente scelto di non stare più con voi. Per certi versi questa verità può risultare più devastante da accettare di una perdita reale ("Se fosse morto non penserei che è colpa mia e che non faccio più parte della sua vita"). Il processo di elaborazione del lutto consiste di alcune fasi. La prima è quella della NEGAZIONE: per quanto sia reale ed effettiva la chiusura della relazione, la vostra mente continua a ripetervi "Non è vero", "Ritornerà, ha solo bisogno di tempo", "Siamo destinati a stare insieme, non può essere finita"; il disorientamento e la confusione la fanno da padrone. Se vi trovate ancora in questa fase (affettuosamente vi auguro di uscirne presto), tutto quello che leggerete da qui in seguito potrebbe risultarvi allora fastidioso e stonato rispetto alla vostra sofferenza, ma credetemi è "scientificamente provato!". In questa fase mettiamo in atto una serie di meccanismi per non vedere le cose come stanno e cioè che se ne è andato/a, non ritornerà. Viviamo come sospesi, alla ricerca di segni che indichino che non è finita perché "No, non è proprio possibile!". Cerchiamo le risposte nell'oroscopo, chi è più bravo nei tarocchi, ci attacchiamo ad ogni minimo cenno da parte sua (che magari sta solo cercando di sentirsi meno in colpa perché sa che soffriamo),parliamo della nostra situazione con tutti, anche con gli estranei, cercando una parola, qualsiasi conforto, che possa farci capire perché è andata così. Bè, mi dispiace essere subito così sincera, ma è inutile cercare in giro, la risposta (o le risposte) che cercate sono tutte lì, dove costa così tanta fatica andare, cioè dentro di voi. La mente ci viene subito in aiuto per non farci andare avanti, come dice Watzlawich possiamo attuare un'esaltazione del passato: "usiamo un filtro che lascia trasparire il buono e il bello nella luce più trasfigurante, senza guardare la realtà". Non importa se la ragione, la memoria e i nostri veri amici (e qui ci tocca anche la mamma che sa sempre tutto) ci ricordino quanto la nostra relazione fosse arrivata alla frutta, e che spesso abbiamo sperato di uscirne (a volte proprio sognando che qualcuno ci venisse a salvare!); non importa quanto andando a ritroso c'erano tutti i sintomi della FINE (poiché puntualmente abbiamo sotterrato la testa nella sabbia), continueremo a pensare che stavamo meglio con lui/lei, che è successo tutto all'improvviso, che siamo delle povere vittime, che è sicuramente colpa nostra, e che se è scritto da qualche parte (?), ritornerà! Sempre secondo Watzlawick, uno dei vantaggi di questa fedeltà al passato consiste nel fatto che in questo modo non rimane il tempo di dedicarsi al presente. Rivolgendosi al presente dovremmo innanzitutto "abbracciare la croce dell'abbandono e soffrire", ma soprattutto fortuitamente potrebbe succedere di cambiare prospettiva e accorgersi che non è poi così male stare senza di lui/lei, che possiamo continuare a vivere (cosa che non immaginavamo assolutamente quando tentavamo in tutti i modi di incollare i pezzi del vaso rotto), e magari molto più in là accorgerci che possiamo di nuovo essere felici. Se siete stati bravi seguirà la fase della RABBIA: improvvisamente una mattina vi svegliate e realizzate che è vero che vi ha lasciato (come ha osato?). Bene è arrivato il momento di incazzarsi. E, quindi, giù a recriminare tutto quello che gli/le avete dato (sicuramente l'anima)e che non ha apprezzato, o tutto quello che avete cambiato di voi per compiacerlo/a, rinunce e sacrifici, e finalmente tutti gli insulti del caso. Ma non vi illudete: la rabbia è solo un modo per continuare a rimanere legati all'altro. Come diceva F. Perls "la rabbia è solo amore deluso", infatti, il rovescio della medaglia è una profonda tristezza. Sbrigatevi ad uscire da questa fase, poiché non immaginate quanto Potere riesca a togliervi la rabbia, e proseguite nella fase della DEPRESSIONE. Ah!Finalmente qui potrete crogiolarvi nell'assenza dell'altro (perché ora ne avete una percezione reale).SIETE SOLI,o meglio siete senza di lui/lei. Dolore, angoscia, vuoto, paura, malinconia,senso di colpa, autodistruzione, sono lì proprio per farvi sprofondare nel baratro, a toccare il fondo più profondo. Il consiglio in questa fase è FATE UN GIORNO ALLA VOLTA! Quando vi sembrerà di aver toccato il punto di non ritorno, che non è possibile soffrire più di così, comincerà la vostra risalita. Ma come? Sì, perché finalmente avrete avuto il coraggio di toccare con mano il vostro dolore (queste sono quelle cose un po' strane che diciamo noi psicologi!)e per quanto possa essere devastante, se ascoltate bene in sottofondo c'è una voce che vi dice che state risalendo e ce la farete. Fase dell'ACCETTAZIONE: iniziate a guardare le cose così come stanno (la realtà delle cose, basta cantarsela e suonarsela da soli). C'è un'unica "grande verità" che tutti gli innamorati abbandonati (o che si ritengono tali, poiché spesso analizzando onestamente la situazione non è che poi eravamo così intenzionati a farlo/a rimanere!) devono accettare: l'altro non mi ama più ( e a questo punto iniziate a chiedervi se anche voi lo amate ancora, o per lo meno chiedetevi di chi siete ancora innamorati, poiché spesso quella persona non c'era già più da tempo nel rapporto). Per quanto doloroso possa essere prendere coscienza di questa amara verità, rappresenta l'unico modo per uscirne. E' inutile prendersi in giro, non era un problema caratteriale, di incompatibilità, incomprensione, vite parallele (reali e/o fantasmatiche), l'Amore è finito, tutto il resto è nato da questo. Dall' accettazione inizierà la reale SEPARAZIONE dall'altro, sì, perché vi accorgerete di quanto sia diverso lasciarsi con qualcuno e "lasciarlo andare dentro". Seguiranno i saluti del caso, ognuno sceglierà il suo modo di farlo (il suo rituale del saluto), e proprio come succede nei film l'altro si girerà e se ne andrà. Inizierà il tempo della ricerca e dell'incontro con l'unica persona che in realtà (purtroppo e/o per fortuna) non ci lascerà mai: NOI STESSI. Se necessario (ma anche no)troveremo le risposte sul "perché" e il "per come" è andata a finire così. Ci accorgeremo che forse le risposte corrispondono alle nostre più grandi paure, all'idea che abbiamo di noi, alla differenza tra il nostro ideale e quello che in realtà siamo. Sì, perché forse il grosso della sofferenza sta nell'Ideale, nella non corrispondenza tra ciò che siamo e ciò che vorremo essere (a volte ci sembra quasi che questo il nostro ex lo avesse capito e che per questo se ne sia andato), ma in realtà non è così. Questa è l'opinione che noi abbiamo di noi stessi!! Da qui forse è più facile capire il senso del titolo dell'articolo. "Mi ha spezzato il cuore e gli/le dico grazie?!!" Se dopo tutta la meritata e guadagnata sofferenza (che prima o poi dovrà finire) riuscirete a pensare a questo momento come ad un'opportunità per voi, un momento di crescita e di scoperta di voi stessi, di creatività rispetto ad un percorso che ora scrivete voi (e non la vostra paura di rimanere soli) siete sulla buona strada per il "ritorno verso casa". Non sarà sempre possibile dire GRAZIE, soprattutto nel caso in cui vi siate imbattuti in un vero bastardo/a, ma questo potrebbe servirvi per iniziare a chiedervi come mai vi volete così male da innamorarvi sempre di questo genere di persone? (e qui ci vorrebbe un articolo a parte!) Potreste provare una sensazione di vuoto, ma sarà diverso dal vuoto dell'assenza dell'altro. Sarà un "vuoto fertile" dove tutto è possibile per voi, per "lo straniero che era dentro di voi" e che finalmente avete ritrovato. Quando sarà il tempo la Vita (che è più forte di noi) busserà di nuovo alla vostra porta e quando sarete pronti aprirete. L'unica vera tragedia per un cuore spezzato è che continui a rimanere tale non per amore, ma per PAURA… per questo voglio concludere con una frase che ho capito davvero solo dopo aver concluso la MIA elaborazione del lutto, ed è tutta riassunta nella scena finale del film "Il Favoloso Mondo di Ameliè" quando il vecchio dalle "ossa di vetro" le dice: "Mia piccola Ameliè, lei non ha le ossa di vetro, lei può scontrarsi con la vita..Se lei si lascia scappare questa occasione con il tempo sarà il suo cuore che diventerà secco e fragile come il mio scheletro. Perciò si lanci accidenti a lei!"


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